Un amico è troppo e due sono pochi

di Matteo Mazzuca
Una ricerca dell'Università di Rochester sostiene che a trent'anni non si possono conservare tutti i legami creati in gioventù, o si rischia di cadere in depressione.

ThinkstockPhotos-57612618Le amicizie sono un po’ come i rami di un albero. Quando si è giovani è bene lasciarle crescere e sviluppare, ma appena si entra nell’età adulta è bene recidere quelle inutili, se non si vuole che l’albero della vita cresca storto. È il senso di una ricerca portata avanti dall’Università di Rochester, secondo cui il numero e la tipologia delle amicizie possono rivelarsi fattori da non sottovalutare per capire se vivremo in futuro una vita più o meno felice.

MENO SIAMO MEGLIO STIAMO
I ricercatori hanno ammesso di aver preso in considerazione un campione poco rappresentativo della popolazione totale, visto che si è rivolto soprattutto a individui bianchi che hanno potuto frequentare l’università negli Anni 70. Assodato questo limite, i soggetti della ricerca hanno dovuto prendere in considerazione le proprie relazioni sociali a 20 anni e 30 anni, e poi dare a queste un punteggio. È emerso che un’intensa attività sociale intorno ai 20 anni assicura un elevato tasso di benessere negli anni a venire. Ma se a 30 anni si ha lo stesso numero di amicizie, questo si riflette in maniera negativa sulla persona, che rischia di non essere in grado di sviluppare rapporti più profondi.

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Publicato in: Emozioni, Relazioni Argomenti: , , Data: 29-07-2015 05:38 PM


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