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Barefooting, scalze si sta meglio

di Nadine Solano
Arriva in Italia la disciplina che appende le scarpe al chiodo. Per ritrovare il contatto con la natura.

Arriva in Italia il barefooting, la disciplina che promuove di tornare alle origini, senza indossare le scarpe. (Thinkstock)

Hanno letteralmente appeso le scarpe al chiodo: preferiscono farne a meno, e non solo fra le pareti di casa o in spiaggia oppure su un prato. No, i barefooter camminano scalzi nelle situazioni più disparate, anche a costo di sembrare un po’ fuori dalle righe. Il barefooting, del resto, è una scelta di vita. É una disciplina che si propone di tornare alle origini e di obbedire ai dettami di madre natura: poggiare i piedi sulle varie superfici della terra per provare le relative sensazioni tattili e riscoprire un nuovo benessere. 
MOLTI BENEFICI PSICO-FISICI

La pratica del barefooting (gimnopodismo in italiano), che arriva dalla Nuova Zelanda, si è diffusa ampiamente negli Stati Uniti, in Germania e da qualche tempo anche in Italia. I podologi e gli ortopedici sono favorevoli, perché camminare senza scarpe aiuta a migliorare la postura e la circolazione sanguigna, a tenere a bada la pressione (con conseguenti benefici anche per il metabolismo), sviluppare in modo corretto la muscolatura del piede, prevenire e arginare alcune patologie fra cui quella dei piedi piatti e a favorire la traspirazione e una corretta distribuzione dei carichi.
La sensazione di libertà, insieme alle endorfine prodotte durante quest’attività, migliora l’umore e aiuta a scaricare lo stress. Infine si acquisisce maggiore autostima (anche le stiletto -addicted dovrebbero provare).
IL CLUB DEI NATI SCALZI
In Italia esiste il club dei Nati Scalzi, fondato nel 1999: gli iscritti sono circa 250, organizzano incontri e comunicano anche attraverso il forum. «Siamo uniti da questa passione anche se non nego che c’è ancora tanta strada da fare, in tutti i sensi», spiega Paolo Selis, il presidente.
NESSUN PERICOLO SENZA SCARPE
Selis smentisce categoricamente la pericolosità del barefooting: «La escludo, qualcuno continua a diffondere questi timori dimenticando che l’uomo è nato scalzo. Si dice che è pericoloso camminare sull’asfalto, sui marciapiedi, perché potrebbero esserci oggetti pericolosi come siringhe e cocci di bottiglia. O schifezze di altro genere. In realtà basta fare attenzione e imparare a camminare senza scarpe. Con la pratica si attiva una sorta di radar, si perfeziona il coordinamento oculo-motorio. E non succede nulla di male».
SOLTANTO DUE LIMITI
Nessuna paura, quindi, anche se, come evidenzia il presidente dei Nati Scalzi questa disciplina ha ancora dei limiti. «In teoria praticare barefooting significa camminare scalzi sempre, ma ciò non è sempre possibile. Ci sono contesti in cui bisogna o è opportuno mettersi le scarpe, e noi lo facciamo, anche perché non siamo asociali e non vogliamo infastidire nessuno». Ecco, per l’esperto questo è il primo limite. Il secondo è di tipo prettamente psicologico e consiste nella paura del pregiudizio, delle occhiate e delle risatine altrui. Anche se, secondo Selis, «a quello si fa l’abitudine».
PERCORSI AD HOC
In ogni caso, bisogna avvicinarsi a questa disciplina con gradualità. Le occasioni più piacevoli in cui praticarla restano quelle che si traducono in un contatto diretto con la natura. Il club dei Nati Scalzi organizza periodicamente dei percorsi ad hoc, e comunque è in grado di fornire tutte le informazioni necessarie su tutte le iniziative di questo tipo.
APPROCCIO FAI DA TE
Naturalmente si può provare anche in forma del tutto autonoma: la primavera e l’estate sono le stagioni ideali per via della temperatura, basta recarsi in un parco o in una villa e liberarsi delle scarpe. I primi tempi si scruterà il terreno fin troppo attentamente e si avvertirà qualche dolorino; man mano la pelle della pianta diventerà più spessa e si acquisterà sicurezza. Allora l’effetto sarà più forte e piacevole.

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Publicato in: Corpo, Mente&Psico Argomenti: , , , Data: 15-03-2013 01:06 PM


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