CI PIACE CURVY

Meglio rispondere a tono (che subire)

di Matilde Lanzetti
Cinque situazioni a rischio di mortificazione. Perché non si deve tacere. E cosa dire.

Cenare in compagnia è una situazione che può mettere in imbarazzo chi si sente sempre sotto giudizio.

Le persone in sovrappeso sono abituate costantemente a vivere nel limbo della reazione da avere. Meglio abbozzare e subire o passare al contrattacco e rispondere a tono? Il terreno fertile in cui ci si imbatte è senza dubbio quello dei rapporti con chi non perde occasione di farti sentire una balenottera spiaggiata. Ecco, qui di seguito, le cinque situazioni “ad alto tasso di criticità” su cui riflettere.
1. A CENA AL RISTORANTE
È impossibile riuscire a mangiare liberamente, senza timore di giudizio. Questa credo sia una di quelle occasioni che a noi, care amiche con abbondanti curve, sia capitata almeno un centiaio di volte. Ti senti osservata, come se qualsiasi cosa mettessi nel piatto fosse una risposta alla domanda: «Come mai sei ingrassata?». Che poi è l’esatto motivo per cui noi cicciottelle finiamo per mangiare come una cocorita taglia 38. Tanto vale mangiare tranquille, che lo stress fa accumulare peso.

2. IL CONFRONTO
Altro momento critico è quando scatta inesorabile il paragone con la sorella o con la madre che ha esattamente quelle 5-7 taglie meno di te, ma che mangia come un’ossessa. Facile dire che lo squilibrio ormonale o l’insulino resistenza. Sembrano scuse. Peccato che sia scienza e verrebbe voglia di dire: «Se vuoi ti porto la carta del medico!».

3. LO SHOPPING
Quando hai tutte le intenzioni di acquistare quella camicia favolosa che hai visto esposta e, chiedendo il miracolo a chissà quale santo, pensi ci possa essere la tua taglia. Entri nel negozio allegra, con il cuore impavido, pronta ad affrontare la commessa. Non è così, almeno, non per tutte. Quando ti infili la manica e già dall’avambraccio senti che tira e fuori la commessa ti urla: «Come va?», le cose da fare sono due: uscire con il sorriso e dire che il modello non ci piace e non dona affatto (tanto lei penserà che siamo grasse e non ci stiamo), oppure, tirare la tendina sconsolate come se fossimo reduci dalla più scottante sconfitta della vita (e allora lei avrà le prove che non ci stiamo e ci guarderà con disprezzo, come a dire: «Ma dove volevi andare, scusa?»).

4. LE RISATE DEI COMPAGNI DI SCUOLA
Succede, è successo, purtroppo succederà: i compagni di scuola, tendezialmente maschi, non perdono occasione di prenderti in giro con delle battute da manuale. A noi non interessa, facciamo spallucce, e rispondiamo a dovere. Si, peccato che a distanza di venti anni ci ricordiamo ancora di quando Luca ci ha detto: «Sei talmente ciccia che come cintura ci vorrebbe l’equatore». Oddio.

5. OPERAZIONE SEDUZIONE
Quando, intenzionata a cuccare quello che hai addocchiato l’altra sera, ti informi con le amiche se abbia mai parlato di te. «Si, ha detto che sei simpatica e hai un bel viso». Ecco, “simpatica e bel viso” sono sinonimi di “non c’è storia”. Si sa, le cicciottelle sono tutte simpatiche, come se la simpatia dovesse necessariamente compensare la mancanza fisica di non avere il fisico di Belen (prima della gravidanza). Non vorremo mica far passare il tal concetto vero?

Alla fine di questa analisi, care amiche curvy, mi permetto di darvi un consiglio: mai incassare, sudare freddo o mortificarvi. Provate invece a reagire alle battute con spirito o alle situazioni imbarazzanti con savoire faire. Dà molte soddisfazioni, vi assicuro.

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Publicato in: Emozioni Argomenti: , , Data: 06-03-2013 11:56 AM


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