SEX & THE SPREAD

Neppure dal parrucchiere c'è parità per le donne

di Francesca Amé
Un caso danese fa riflettere sulla differenza di costi e di genere. Al lavatesta.

Un caso danese sui costi del parrucchiere, apre un dibattito sulla discriminazione delle donne.

E siamo arrivati alla “discriminazione sessuale del capello”. In Danimarca il problema è stato sollevato nei giorni scorsi, mentre in Inghilterra The Guardian ci ha dedicato un focus, tra il serio e il faceto (anzi, più serio che faceto).
Ecco i fatti: tutto è cominciato mesi fa, quando a Copenaghen, una signora fresca fresca di messa in piega si è lamentata con il suo parrucchiere per il prezzo. Come mai il suo servizio era decisamente più caro di quello pagato dal marito nello stesso posto? Un servizio, dettaglio non trascurabile, durato esattamente lo stesso tempo.
DAL NEGOZIO AL TRIBUNALE
La diatriba non è finita in negozio: è approdata in tribunale e ne ha discusso persino la Commissione danese per le Pari Opportunità. Se una donna ha i capelli medio-corti e chiede un taglio, perché deve pagare il 20 per cento in più di uomo? Perché, si sono chieste le femministe danesi, indipendentemente dalla lunghezza della chioma, il “taglio e piega” maschile costa sempre molto meno di quello femminile?
LE REAZIONI INGLESI CON HUMOR
Mentre la denuncia della signora procede in tribunale (la Corte danese dovrà esprimersi sull’argomento e stabilire, nel caso, un tariffario unisex per i parrucchieri), in Inghilterra la giornalista afroamericana Bim Adewumini ribadisce sul The Guardian (http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jan/22/sexual-politics-hair-cuts-denmark ), non senza ironia, che la discriminazione sessuale, ai lavatesta, è storia antica e che non c’è verso di spuntarla.
LE PIÙ DISCRIMINATE (OVVIO) LE DONNE DI COLORE
Di più: ulteriormente discriminate sarebbero le donne di colore, i cui capelli afro, secondo parrucchieri e hair-stylist, sarebbero più difficili da gestire. E con loro le donne con capelli intricati, “difficili”, crespi e altro ancora. Stando agli ultimi dati Istat, le donne italiane vogliono continuare a farsi belle (regge, infatti, il reparto cosmetica e i servizi di parrucchiere perdono ‘solo’ del 3 per cento): fino a quando dovremo sopportare di essere discriminate sul portafogli, in tempi di crisi, persino ai lavatesta?

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Publicato in: Corpo Argomenti: , , Data: 29-01-2013 11:27 AM


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