L'INTERVISTA

Il dolore, istruzioni per l'uso

di Francesca Amé
Due le strade: accettazione o riscatto. Ne parla Clara Sánchez nel suo libro in uscita.
Il libro Entra nella mia vita di Clara Sanchez.

Entra nella mia vita, l'ultimo romanzo di Clara Sánchez.

Capelli corti, orecchini di corallo, volto sorridente, un velo di trucco appena: Clara Sánchez, scrittrice spagnola che con Il profumo delle foglie di limone, uscito nel 2011, ha conquistato le lettrici di mezzo mondo (il romanzo è ancora in classifica), torna a parlare di donne. Entra nella mia vita (Garzanti, pp. 447, 18.60 euro, appena uscito in libreria) è un romanzo sulla perdita e sul superamento del dolore. LetteraDonna.it la incontra per voi in un albergo di Milano, mentre si trova in Italia per il tour promozionale del libro. E per prima cosa ci rivela «una cosa che non ho mai detto prima».
Domanda. Cosa non ha mai rivelato prima?
R: «Nel libro Betty, una delle protagoniste, partorisce una bimba. I medici le dicono che è nata morta e non gliela fanno vedere. Per tutta la vita rimane convinta che sua figlia sia viva e che le sia stata rubata. Ebbene, quella di Betty è stata una paura che ho sentito profondamente sulla mia pelle».
D: I ginecologi confermano: il terrore di uno scambio o del furto in culla del neonato è un’ansia che accomuna molte madri.
R: «La maternità è un cambio vita, le donne in quel momento sono vulnerabili, indifese, si sentono perse dopo il parto. Poi, nel mio caso, ero suggestionata dalle cronache».
D: Ovvero?
R: «Negli anni Ottanta in Spagna fu scoperto un traffico di neonati. Soldi, potere: c’erano di mezzo medici, infermiere persino religiose corrotte».
D: Betty cerca per tutta la vita di ritrovare la figlia perduta, ma non rivela nulla al marito né ai suoi figli arrivati dopo, Veronica e Angel. Il silenzio e le bugie che ruolo hanno nella vita delle persone?
R: «Betty è il simbolo di ogni donna capace di seguire il suo istinto. Lei sa, anche se farà fatica a trovare prove certe, che sua figlia è viva. Però compie la battaglia in solitudine, mentendo agli altri familiari. Veronica, la figlia, rappresenta una nuova generazione di donne».
D: In che cosa è differente?
R: «La prima ha una forza tutta interiore, la seconda propaga tutta la sua energia all’esterno: è il simbolo di una donna che ha sete di giustizia e che decide di dissetarsi con le sue mani, senza chiedere il permesso a nessuno».
D: Veronica arriverà a scoprire la verità.
R: «Anche a costo di fare del male agli altri. Credo che le donne, oggi, siano obbligate a non doversi accontentare, a non dover chiedere permesso, a sgomitare per non essere schiacciate o sopraffatte. Dagli uomini, dai doveri, dalle tradizioni, dal conformismo».
D: Le donne stanno imparando a volersi bene?
R: «Non so se è così: il libro è pieno di personaggi femminili molto negativi, come la falsa amica di famiglia. Direi piuttosto che le donne non sono più disposte a essere tradite e ingannate. Non sono più disposte ad essere secondare, a essere spettatrici. Sì, forse stiamo imparando a conoscere il nostro valore».
D: Esiste una via femminile di superamento del dolore?
R: «La storia e la cronaca dimostrano che esistono due vie: la rassegnata accettazione e la voglia di riscatto. La prima è la via più affollata, è quella più facile, quella che ci hanno tramandato da generazione. Ci sono molte più Betty che Veroniche in giro».
D: Descrive spesso donne sole o isolate: non crede nell’amicizia al femminile?
R: «Amicizia è una parola sacra, va maneggiata con cura. Penso che tutti i rapporti di amicizia siano retti dall’interesse. In alcuni casi materiale in altri casi spirituale, ma pur sempre interesse. Un sano egoismo che ci spinge a contornarci di gente che ci fa stare bene. È cinico? Forse, ma è la vita».

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Publicato in: Creatività, Emozioni Argomenti: , , Data: 24-01-2013 01:50 PM


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