BENESSERE

Viaggio tra amiche, piacere da scoprire

di Francesca Amé
Per una fuga dalla routine. Come moderne Thelma e Louise. I consigli in una guida. Squisitamente in rosa.
Una immagine tratta dal film Thelma e Louise.

Una immagine tratta dal film Thelma & Louise.

Sì, viaggiare. Muoversi nello spazio per ritrovare un tempo perduto: quello interiore. Se si avverte il bisogno di una pausa, di fuggire dalla routine e realizzare un piccolo sogno, niente di meglio che un viaggio con le amiche. Non importa se in una città per fare shopping stile Sex and the city o all’avventura, on the road, novelle Thelma e Louise. Non importa se per un mese o solo per un week-end, se nel deserto o in Lapponia, se a vagar per musei o per mercatini, se a cena in abito da sera o a fare un pic-nic con le scarpe da tennis.
Isa Grassano, lucana, 40 anni, giornalista e viaggiatrice, lo conferma nel suo recente In viaggio con le amiche (Newton Compton, 9,90 euro): l’importante è partire. LetteraDonna.it ha intervistato per voi l’autrice di questa ‘guida in rosa’ dedicata a donne che vogliono mettersi in viaggio, per capire le emozioni della partenza (e degli addii) e per chiederle qualche consiglio a proposito. Chi vuole seguire il suo vagare sul globo, può andare sul blog www.amichesiparte.com, scritto con la collega e amica di viaggio, la giornalista Lucrezia Argentiero.
DOMANDA. Perché viaggiare con un’amica?
RISPOSTA. «Per provare quella complicità che non si avrà mai con un uomo, nemmeno con ‘quello della vita’».
D. Come?
R. «Con quale uomo potrebbe esistere una condivisione intensa, quasi simbiotica, mentre si curiosa in un suk? E che dire delle chiacchiere in albergo, prima di uscire la sera? E poi lo sguardo sul mondo: lo stupore o la commozione davanti a un panorama o a un tramonto: sono cose tipicamente femminili, difficili da condividere fino in fondo con un compagno».
D: Quante amiche portarsi dietro?
R. «Anche una o due o tre, perché no?».
D. Con chi partire?
R. «Due opzioni: o con un’amica già ‘collaudata’ oppure con persone sconosciute, contattate tramite appositi siti di viaggio, per unire alla scoperta del posto quella della compagnia con cui viaggiare. In questo caso consiglio viaggi brevi».
D. Parliamo della preparazione.
R. «È il momento più intenso, anche emotivamente, di tutto il viaggio: le esigenze pratiche, come la decisione di dove andare, dove alloggiare, che cosa fare e che cosa comprare si mescolano all’eccitazione per la partenza. È la condivisione del sogno l’aspetto più bello del viaggio con le amiche».
D. Tre cose da non lasciare mai a casa.
R. «Curiosità, apertura al nuovo e un pizzico di civetteria».
D. Tre cose da mettere in valigia.
R. «Viaggio da 15 anni ma sono la persona meno indicata a dirlo: dimentico sempre qualcosa. In Lapponia, ad esempio, le calze di lana…Una cosa però va sempre messa nello zaino: un taccuino di carta, per annotare con calma emozioni e pensieri, senza essere schiavi delle foto e dei commenti istantanei su Facebook».
D. Due posti perfetti per un viaggio con le amiche.
R. «Scelgo Essaouira, in Marocco, città splendida, dove nei suk non ci sono venditori troppo invadenti e in giro sono tutti gentilissi. C’è sempre un vento leggero che pare proteggerti».
D. In Italia?
R. «Sono di parte: Matera. Questa città è un presepe naturale: vicoli, negozietti e tanti ottimi ristoranti la rendono una meta perfetta per una vacanza tra donne».
D. Due posti da evitare?
R. «Madrid non mi dà sicurezza e nemmeno Napoli».
D. Turismo al femminile fa rima con erotismo?
R. «Si parla molto del fenomeno delle donne, magari un po’ attempate, che partono per la Giamaica alla ricerca dei ‘Big Bamboo’, come vengono chiamati in gergo i ragazzotti che, in cambio di qualche regalo, fanno da accompagnatori. Diciamo che ogni tanto è bello coccolarsi con qualche viaggio particolare, magari per festeggiare un compleanno importante con le amiche».
D. Perché le italiane che viaggiano con le amiche sono solo un milione e mezzo mentre in altri Paesi europei sono la stragrande maggioranza?
R. «Per il senso di colpa che ci attanaglia se abbandoniamo il nido, indipendentemente se si hanno figli o meno. Per la sensazione di essere (o forse voler essere?) indispensabili, sempre. C’è anche un antico retaggio di vergogna per non avere un accompagnatore. Invece il viaggio, anche breve, è liberazione e realizzazione di un sogno».

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Publicato in: Viaggi al femminile Argomenti: , , , Data: 18-01-2013 12:36 PM


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