RITI SCARAMANTICI

Superstizioni, effetto placebo

di Nadine Solano
Sono collegamenti mentali che ci rassicurano. E ci permettono di ottenere risultati. Senza ansia.
Lanciare monetine nelle fontane è tra i riti porta fortuna più diffusi.

Lanciare monetine nelle fontane è tra i riti porta fortuna più diffusi.

Le superstizioni sono nate insieme all’uomo, o appena dopo. Antichissime eppure sempre attuali, cavalcano i secoli e rimbalzano da un angolo all’altro del mondo, cambiando vesti a seconda dei luoghi, ma conservando intatta quella stessa illusione che le ha generate. Non conoscono differenze di età, sesso, cultura, ceto e gruppo sociale. Molti sportivi indossano gli stessi abiti portafortuna per affrontare le gare, ma sono forse gli attori ad essere davvero condizionati, talvolta anche in modo eccessivo: basti pensare, ad esempio, che i teatranti inglesi non nominano mai il Macbeth a causa dell’aura di “spettacolo maledetto” che lo circonda, chioamandolo in modo generico “The scottish play”.
UN AIUTO PER SENTIRSI PIÙ FORTI
L’Italia è uno dei Paesi più superstiziosi, almeno in Europa: ovunque è un fiorire di riti, scaramanzie, ferri di cavalli, gobbi, cornetti rossi. Affrontando la questione con una certa superficialità, camuffata da razionalità, il primo istinto è quello di etichettare tali credenze come sciocchezze più o meno innocue. E invece no. In realtà «le superstizioni», spiega Antonio Spanò, psicologo e psicoterapeuta, «sono il frutto di una ricerca atavica mentale di qualcosa che ci faccia sentire meglio, più forti, e avere una vita più serena». E in molti casi, senza che ci sia una presa d’atto, portano a migliorare le performance di tipo sia fisico che mentale, aumentando la fiducia nelle proprie possibilità.
ESPERIMENTI CON I GIOVANI
Per dimostrarlo Lysann Damisch dell’Università di Colonia, in Germania, ha realizzato alcuni studi.  Innanzitutto ha sottoposto 51 studenti a una prova di abilità con 36 biglie: dovevano collocarle in una griglia con altrettanti buchi nel più breve tempo possibile. Ad alcuni ha detto frasi del tipo «Al mio via, partite!» oppure «Io prendo il tempo»; ad altri ha riservato parole scaramantiche come «Tengo le dita incrociate per voi!». Ebbene, nel primo caso gli studenti hanno impiegato in media 6 minuti, nel secondo circa 3. Nel corso di un altro studio la Damisch ha proposto un gioco di memoria, chiedendo ai ragazzi di presentarsi con il proprio ciondolo portafortuna e facendoseli consegnare tutti con una scusa. Ad alcuni l’ha restituito subito, altri l’hanno riavuto solo al termine della prova: chi aveva il ciondolo con sé ha ottenuto risultati migliori e non ha mostrato alcuna ansia, al contrario di chi è rimasto momentaneamente “orfano” del proprio amuleto.
COLLEGAMENTI MENTALI
«Sia chiaro», continua Spanò, «le superstizioni non producono di certo un’intelligenza superiore. È tutto frutto di un legame fatto a livello mentale fra un oggetto o un gesto scaramantico e un buon risultato ottenuto in una circostanza iniziale. Il cervello lega le due cose automaticamente, anche per le situazioni successive». Spanò ricorda un episodio legato a Giacomo Agostini, il più grande motociclista di tutti i tempi: «Anche lui aveva un amuleto, ma decise di non portarlo con sé alle gare e un giorno spiegò il motivo dicendo: ‘Se me lo dimentico, poi rischio di non essere capace di affrontare la gara. Non voglio che accada’». Lo psicologo sottolinea inoltre l’importanza di distinguere fra i soggetti molto pignoli e scrupolosi e quelli più creativi e fantasiosi: «I primi non si lasciano ‘distrarre’ troppo dalle superstizioni, i secondi invece sì e dunque è più probabile che ottengano risultati inferiori».
SCARICARE LE PROPRIE RESPONSABILITÀ
La Damisch ha considerato gli effetti tutto sommato positivi delle superstizioni. Occorre però mettere l’accento anche sul lato negativo, cioè sui blocchi psicologici di vario tipo che possono derivare dai riti scaramantici. Prendiamo il celebre gatto nero che attraversa la strada: ci sono moltissime persone capaci di inchiodare l’automobile e non rimetterla in moto prima che passi qualcun altro e si prenda… la sfortuna. E che dire dello specchio rotto? Se subito dopo succede qualcosa di brutto, la spiegazione viene subito trovata in quei frantumi: è un falso collegamento ed è anche un modo per non prendersi – magari – la responsabilità di un proprio errore, che nulla c’entra con lo specchio: «Non sono rari», conclude Spanò , «i casi in cui si diventa schiavi delle superstizioni, permettendo che prendano il controllo su tutto o quasi. Allora bisogna liberarsene, anche perché si consuma inutilmente tanta energia psichica e, paradossalmente, alla lunga la produttività e la concentrazione diminuiscono anziché aumentare».

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Publicato in: Emozioni, Mente&Psico, SOS ansia Argomenti: , , , Data: 06-12-2012 12:25 PM


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