NUOVI TRAGUARDI

Depressione, da male a opportunità

di Giulia Cimpanelli
È una patologia più femminile che maschile. Ma le donne ne escono più facilmente. E a testa alta.
La depressione, quella non patologica, va a cicli. E' normale avere dei momenti di crisi, bisogna solo dirsi: "Poi passa".

La depressione, quella non patologica, va a cicli. È normale avere dei momenti di crisi, bisogna solo dirsi: «Poi passa».

Le donne corrono un rischio due volte e mezzo maggiore di sviluppare la depressione rispetto agli uomini. È quanto emerge da uno studio pubblicato su European College of Neuropsychopharmacology da un gruppo di ricercatrici dell’Università Tecnica di Dresda. Secondo la ricerca, negli ultimi 40 anni l’incidenza della malattia è aumentata in particolare nella fascia d’età compresa tra i 16 e i 42 anni, a causa delle pressioni sempre maggiori dovute al dover combinare, spesso con ritmi frenetici, esigenze lavorative, familiari e personali. Il peso più intenso dal punto di vista mentale arriva tra i 25 e i 40 anni, quando il rischio, rispetto ai coetanei uomini, arriva a triplicare. È però doverosa una distinzione tra depressione intesa come sindrome clinica, che va trattata a livello farmacologico, e forme più leggere: queste ultime comportano stato di malessere continuo, disagio generale e disturbi psicosomatici non gravi. Ma fanno male.
UNA PARTE DELLA VITA
È bene convincersi che non si guarisce da questo tipo di “mal di vivere”, perché è parte integrante ed essenziale della nostra esperienza emotiva e affettiva. Senza vissuti di sofferenza, di fallimento e delusione, saremmo esseri incompleti, incapaci di apprezzare la vita in tutte le sue sfumature. La nostra sensibilità ne risulterebbe impoverita e con essa la capacità di amare e creare legami profondi con gli altri. Per questo, a seguito di una crisi depressiva, non è insolito che si verifichi un sorprendente miglioramento della qualità della nostra esistenza. È vero, ci si può ricascare: ma chi sorpassa una crisi sarà più forte e avrà un maggior numero di mezzi interni per superarne autonomamente e più facilmente una successiva.
E se le donne depresse sono più degli uomini, è anche opportuno dire che questi ultimi cadono solitamente in forme depressive molto più gravi e profonde e ricorrono il più delle volte a medicinali per superarle.
IL TRAGUARDO È LA STABILITÀ
Una notizia positiva, però, c’è. Se le donne sono più inclini dei maschi a cadere in depressione sono anche più brave a uscirne a testa alta. E addirittura a trasformare il loro stato in una dimensione emotiva che può concorrere al benessere e alla stabilità personale.
Come, ce lo spiega la psicoterapeuta Ivana Castoldi, che nel suo ultimo saggio, Riparto da me, racconta proprio di storia relative a questi vissuti.

La copertina di 'Riparto da me', il libro di Ivana Castoldi.

La copertina di 'Riparto da me', il libro di Ivana Castoldi.

DOMANDA. In che modo la depressione può trasformarsi in opportunità?
RISPOSTA. «Prima di tutto accettando e attraversando la depressione, non negandola e fingendo di stare bene. E dichiarandola e imponendola anche agli altri, a chi ci sta vicino. Solo così la donna mette in atto le sue strategie di recupero».
D. E quali sono?
R. «Prendersi il proprio tempo, isolarsi, fermarsi e guardarsi dentro scegliendo l’attività che più ci rispecchia. C’è chi legge, chi cammina, chi dipinge o chi semplicemente si ferma a riflettere».
D. Quindi non è necessario ricorrere a una terapia psicologica?
R. «Sicuramente aiuta, soprattutto le prime volte. Accorcia i tempi di recupero e “vaccina” da possibili ricadute».
D. Cosa fare se la depressione torna?
R. «La vita è fatta di cicli, quindi spesso ritorna. Ma se si è già affrontata e superata è più facile rifarlo. Tante donne temono che sia eterna. Invece è fondamentale avere presente un concetto : “Poi passa”».
D. Esistono consigli pratici per gestirla o prevenirla?
R. «Fissare su carta le proprie sensazioni o svolgere una sperimentazione preventiva cercando di riflettere più spesso sulla propria introspezione»
D. Perchè è rischioso fare finta di niente?
R. «Fuggire dai momenti di crisi è pericoloso. Negarli lo è anche di più. Chi sembra non incontrare questo tipo di vissuti ha una corazza e fa parte dei soggetti più a rischio».

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Publicato in: Mente&Psico, SOS ansia Argomenti: , Data: 16-11-2012 01:01 PM


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