GREEN FASHION

Se ecosostenibile è di moda

di Francesca Negri
Gucci apre le danze dell'alta moda certificata. Ma tante altre griffe combattono contro i problemi legati a sostenibilità e impatto ambientale.

Essere green è di gran moda. Non solo perché se ne parla e se ne straparla (avete notato? Improvvisamente nell’ultimo periodo tutto è diventato, eco, bio, green anche quando la trovata del momento di verde ha solo il colore o nemmeno quello). Essere green è davvero moda perché la produzione etica e ecosostenibile (attenta all’ambiente) sta diventando l’obiettivo delle grandi aziende della moda italiana e mondiale.
IMPEGNO CERTIFICATO
Il marchio più verde del momento è nostro. Gucci è il primo marchio italiano ad aver firmato un accordo con il ministero dell’Ambiente per la certificazione dei prodotti della moda e per la produzione di capi con procedimenti e materiali “responsabili”. Un’iniziativa che dal 2013 potrebbe cambiare l’orientamento produttivo anche di altri brand dell’alta moda.
UN MARCHIO AD HOC
I prodotti ecocompatibili in vendita dal 2013 saranno contrassegnati dal marchio Gucci Responsibility ideato per unire il logo della casa di moda alle creazioni ecologiche. Una doppia “G” in tutto e per tutto green. Si parla già di calzature biologiche al 100%. Tutto questo accordarsi e parlare, è avvenuto durante la settimana della moda milanese, che promuove anche il Manifesto della sostenibilità per la moda italiana, lanciato dalla Camera nazionale della Moda.
UN PROBLEMA DA RISOLVERE
Sull’onda di Gucci arrivano voci di impegni ecologici anche dall’Alta Moda francese.  Siamo ad una svolta? Effettivamente negli ultimi anni i grandi gruppi di moda si sono trovati ad affrontare problemi legati alla sostenibilità e all’impatto ambientale della produzione e a prestare attenzione a tutta la filiera di fornitura di abbigliamento e accessori. Sono nati nel tempo a livello mondiale progetti importanti come Afirm Group che annovera importantissimi brand della moda internazionale con l’obiettivo di monitorare e scongiurare l’impiego di sostanze nocive.  A novembre in Vietnam si svolgerà un seminario internazionale per orientare in questo senso strategie e investimenti.
CRESCE L’ABBIGLIAMENTO “ECOLOGICO”
E all’orizzonte i risultati non si sono fatti attendere: sempre più aziende hanno  lanciato linee di abbigliamento ecologiche; si è fatto ricorso a standard di certificazione internazionali per classificare i tessuti e le tinture; per  fare chiarezza su come vengono realizzati i capi e secondo quali standard di lavoro. Un bel pezzo dopo la soglia del “nuovo millennio”, insomma,  il bello e la qualità, insieme alla salute (nostra e del pianeta), non sono più concetti disgiungibili e il ripensamento coinvolge tutti, anche i low cost. La casa svedese H&M ha recentemente annunciato, per esempio, che dal primo gennaio 2013 fermerà la produzione di indumenti fatti con PCF: un idrorepellente innocuo per l’uomo, ma dannoso per l’ambiente e gli organismi acquatici che ne vengono in contatto in fase di smaltimento.
Ora con la proclamazione d’intenti dei grandi nomi dell’alta moda, sarà la volta del lusso ecocompatibile?  Visto che i grandi progetti che hanno cambiato la nostra esperienza hanno sempre oscillato tra realtà praticabili e utopie orwelliane, vogliamo essere fiduciosi e credere nei nuovi progetti fashion green 2013. Il verde è o non è, in fondo, il colore della speranza?

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Publicato in: Corpo Argomenti: , Data: 27-09-2012 04:35 PM


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